Robert Scherkl
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Paesaggio ed astrazione

Forse la differenza fondamentale tra un’immagine paesaggistica e un ritratto è che il paesaggio non può mai essere una copia. È piuttosto un ricordo, forse qualcosa di simile a una fusione tra sogno e realtà. Come si ricostruirebbe un sogno dalla prospettiva della realtà.

Quindi quei paesaggi ne sono riproduzioni, non tanto paesaggi di fantasia. Quello che vediamo è l’immagine di un paesaggio. E questa immagine ci mostra l’idea, la possibilità di una giungla, di un giardino colorato, di una fitta foresta, di una catena montuosa scoscesa. Guardiamo nell’abisso o verso il mare …

Nella nostra mente attraversiamo questi paesaggi fino alla fine, fino al punto in cui non è più possibile proseguire, fino al bordo dell’immagine, e poi oltre. Abbiamo bisogno di uscire fuori dai nostri confini, avventurarsi in un mondo sconosciuto. Abbiamo necessità di spazi di libertà e immaginazione.

Natura morta

Nel senso tradizionale, le nature morte di frutta sono immagine di vanità. Come tali, negano lo splendore mondano e indicano un mondo in uno stato di costante decadenza. Eppure essi stessi, i quadri, sono preziose testimonianze artigianali di una vita nell'abbondanza. L'idea di fugacità è contraddetta dal quadro stesso, ed è in questa dicotomia che si rivela la sua forza dialettica.

Le nature morte di frutta mettono alla prova una nuova interpretazione della natura morta. La frutta dipinta naturalisticamente appare isolato in dialogo con uno sfondo tematizzando la materialità del colore. Il rigore compositivo e l'isolamento motivico sottolineano le caratteristiche puramente estetiche del quadro. Nonostante quest’alta presenza sensuale dei frutti - o forse proprio per questo - le categorie del rappresentazionale e del non-rappresentazionale perdono il loro significato.
gaudeamus

Gaudeamus Igitur, 2010, 103 x 119 cm, olio su tela